Gli effetti del decreto (In)sicurezza, spiegati bene


In Italia negli ultimi quattro anni sono arrivati più di 500.000 immigrati. In Europa molti di più, basti guardare il numero delle richieste di asilo arrivate negli ultimi anni. I primi tre Stati per numerosità di richieste d’asilo in Europa sono, in ordine: Siria, Iraq e Afghanistan. Tuttavia, le richieste di asilo dopo i picchi nel 2015 e 2016 con la crisi siriana e libica si sono stabilizzate. Nel 2018 solo il 10% delle richieste di asilo in UE proviene dall’Italia, mentre nel 2017 erano il 20%. Questo sta a testimoniare come i flussi migratori verso il nostro Paese siano in calo.

 

Delle richieste d’asilo, in media solo il 36% vede concludersi la propria domanda con esito positivo, con l’Italia al di sotto della media europea. Come potete vedere dal grafico n.1, la barra rossa è la protezione umanitaria, che contrariamente a quanto affermato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio è presente in buona parte (30-40%) dei Paesi Europei.

L’Unione Europea ci ha aiutato poco nel governare il processo di immigrazione. L’unico aiuto fornito dall’UE è stato un programma di redistribuzione europea, dove non tutti gli Stati hanno rispettato le quote stabilite, come ad esempio Austria e Ungheria. Quanti ricollocamenti sono stati effettuati dall’Italia in Europa? Solo 12.700 (pari al 36% di quanto concordato) ed il programma europeo di solidarietà è terminato. Tuttavia non tutti i migranti sbarcati in Italia sono ancora presenti nel territorio nazionale. La redistribuzione dei migranti è anche avvenuta in modo indiretto e illegale attraverso i movimenti secondari. I movimenti secondari sono gli spostamenti dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione Europea, e risalgono agli anni 2014 e 2015 quando oltre 100.000 migranti sono riusciti ad oltrepassare il confine con Francia, Svizzera e Germania. Sono teoricamente illegali, perché secondo il trattato di Dublino “lo Stato che si fa carico della domanda e dell’accoglienza è il primo in cui il rifugiato mette piede.” Ma la maggior parte dei richiedenti asilo non è stata rispedita in Italia.

Chiunque abbia vissuto in una grande città avrà notato in questi ultimi anni uno smisurato aumento di immigrati, spesso irregolari, nei parchi, vicino le stazioni, alcuni dei quali evidenti spacciatori, altri col cellulare in mano. Questa non è semplice percezione, ma realtà dovuta al flusso che ha portato in Italia negli ultimi quattro anni più di 500.000 immigrati.

Chiunque abbia vissuto in una piccola città di provincia avrà notato l’apertura di piccoli centri, chiamati CAS, dove vengono accolti migranti, spesso minori, in attesa della ricezione dello status di richiedente asilo o protezione umanitaria, molti dei quali sempre su internet o davanti alla tv, senza fare nulla; alcuni in bicicletta, di notte, senza luci né dotazioni di sicurezza. E molti si saranno chiesti lecitamente: e i famosi 35 euro dove vanno a finire?

Altri più fortunati avranno potuto vedere da vicino qualche SPRAR: un modello trasparente, dove i richiedenti asilo studia(va)no, apprende(va)no la lingua e le tradizioni, si avvia(va)no professionalmente. In altri termini si INTEGRA(VA)NO.

Chiunque abbia vissuto in territori agricoli ha notato nei campi una maggiore presenza di immigrati, talvolta irregolari, quasi sempre sfruttati e spesso senza contratto.

Queste sono le immagini che ognuno di noi ha potuto assistere in questi ultimi anni e che sono state oggetto di un incessante, infinita, roboante propaganda politica. Proviamo a fare una statistica in giro per il Paese, e facciamoci due domande:

  • Chi è il/la Presidente del Senato?
  • Quanto si spendeva giornalmente per un immigrato?

Sono sicuro che i 35 euro saranno più suffragati di Maria Elisabetta Casellati.

Tuttavia questo flusso di arrivi da luglio 2017 ormai è cessato (NB. 10 mesi prima dell’inizio del mandato del nuovo governo) come si può vedere dall’immagine in basso.

 

Esiste un’emergenza sbarchi? NO.

Quanti immigrati sono presenti nelle strutture di accoglienza? Circa 170000, ed il numero è destinato a calare col tempo, con la riduzione degli sbarchi e l’inserimento lavorativo.

L’unico flusso da gestire sono gli irregolari presenti nel nostro Paese, conteggiati secondo le ultime stime ISMA a 533.000, il triplo degli immigrati presenti nelle strutture di accoglienza. Come si possono effettuare i rimpatri degli irregolari? Ci sono due modalità:

  • Rimpatrio forzato con gli Stati con cui ci sono accordi bilaterali. Gli Stati sono cinque e l’unico con cui funziona è la Tunisia. I rimpatri forzati sono stati nel 2017 circa 6500 (di cui due su tre sono tunisini) a fronte di 36000 decreti di espulsione, quest’anno in flessione di circa mille unità (immagine 2, fonte ISPI)
  • Ritorno volontario assistito, che come si può intendere dal nome è un’opzione di rientro cofinanziato dall’Unione Europea nei Paesi membri in cui è previsto oltre al volo di ritorno a casa “un contributo in acquisto di servizi (non cash) fino a € 2.000 per casa, lavoro, farmaci (nel caso di patologie non coperte dal servizio sanitario del paese d’origine), formazione o per intraprendere un’attività imprenditoriale monitorata per i successivi 6 mesi (le più frequenti, acquisto di taxi, realizzazione di allevamenti o attività agricole).” Attualmente nel 2018 ne sono stati effettuati 2100 circa.

Il Decreto Sicurezza approvato negli ultimi giorni cancella la protezione umanitaria, sostituendola con un tipo di permesso di soggiorno di durata di un anno e valido solo per poche tipologie di situazioni. Immediata conseguenza del diniego del permesso di soggiorno è che questi immigrati passeranno da regolari a irregolari, quindi non potranno vivere nelle strutture di accoglienza, non potranno lavorare. Il decreto avrebbe avuto successo nella misura in cui gli sbarchi fossero stati ancora elevati, trattandosi forse di un fattore di deterrenza nelle partenze, ma come abbiamo constatato i flussi sono ormai ai minimi storici. Il decreto smantella il Sistema SPRAR, quindi citando Salvini “i veri rifugiati avranno più diritti” è una colossale BALLA. Inoltre, sempre citando Salvini, “i furbetti (finti buoni) che si erano arricchiti con il business dell’immigrazione piangeranno” continueranno ad ospitare con le loro mancanze, seppur con limitati fondi, i richiedenti asilo, probabilmente tagliando su corsi di italiano, psicologi, e stipendi degli italiani che ci lavorano. Nel decreto vengono stanziati 500.000 euro per il 2019 e 1,5 milioni per il 2020 per i ritorni volontari che permetterano solo un irrilevante e insufficiente aumento di questa tipologia. Vengono inoltre aumentati i fondi per i rimpatri forzati e il tempo di permanenza nei centri di espulsione, ma l’assenza di accordi bilaterali non consentirà un rilevante aumento dei rimpatri forzati. Nei primi sei mesi del governo Conte non sono stati siglati nuovi accordi di rimpatrio, quindi la maggior parte di queste persone non avranno la possibilità di ritornare nei loro Paesi e aumenterà quindi in modo considerevole la possibilità di delinquere, spacciare droga, essere sfruttati dai caporali nei campi.

Non ci sono stime recenti sul tasso di delinquenza tra irregolari e regolari. La stima più recente è datata 2009, e si può vedere nella ultima colonna in basso a destra come il tasso di delinquenza degli irregolari sia in media venti volte maggiore rispetto agli italiani, con picchi di 40 punti sui furti, mentre non ci sono rilevanti differenze con gli immigrati regolari.

Secondo alcune stime fornite dall’ISPI, con il nuovo decreto gli irregolari passeranno nei prossimi due anni da 490.000 a 620.000 (aumento del 26%).

Cosa migliorerà col Decreto? Nulla. Ci saranno più persone nelle stazioni, nei parchi, più lavoratori nelle nostre campagne sfruttati. Perché prima che diventino irregolari, vulnerabili, destinati all’illegalità e al margine della società, prima di tutto questo sono persone. Anche se, in questo periodo, poco importa.

 

Umberto Caragnano

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