Documento programmatico di Gaia Romani


Programma di Gaia Romani per la Conferenza delle Donne Democratiche – 15 ottobre 2018

Nei documenti politici c’è spesso la sezione “politiche di genere” come se potessimo racchiuderle in un ambito, come se non fossero trasversali.

Come se noi donne potessimo essere concentrate in un paragrafo dal quale ogni candidato che si rispetti non possa prescindere.

Come se non fossimo una risorsa ma una casella da riempire, una questione da sistemare.

Ci sono tantissime cose che vanno sistemate, ma di certo non noi e di certo non il nostro essere donne.

Evidentemente per  le tante battaglie per la parità presenti in ogni ambito della vita quotidiana non sono state ancora fatte proprio dalla nostra società in cui viviamo, non è ancora automatizzato il meccanismo per cui ragionare di politica vuol dire avere sempre chiaro in mente che l’uguaglianza debba essere il punto di partenza di ogni percorso. Come non lo è nella società, non lo è purtroppo neanche nel nostro Partito.

romani.gaia@hotmail.it        +39 334 7316876

Eppure, sono tantissime le ricerche che dimostrano che l’aumento di efficienza e di successo in qualunque ambito è direttamente proporzionale al numero di ruoli dirigenziali dati alle donne.

Le donne in ruoli decisionali sono portatrici di soluzioni nuove a problemi vecchi. Noi siamo la soluzione, per troppi anni ci hanno fatto credere di essere il problema.

Sappiamo fin troppo bene che non bisogna confondere il fatto che sulla carta e nel nostro ordinamento giuridico abbiamo le stesse libertà e gli stessi diritti, con l’avere concretamente le stesse opportunità e quanto la parte più difficile sia trasporre nella realtà le vittorie legislative.

Infatti, il Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum pone l’Italia all’82° posto su 144 Paesi per livello di diseguaglianza di genere in settori come lavoro, politica, salute e istruzione.

Apparentemente dunque abbiamo le stesse opportunità ma se non troviamo il coraggio di farci valere e di coglierle rischiamo di tornare indietro e l’emancipazione ottenuta sarà stata vana. Non possiamo fermarci.

Ci  che temo di più per le generazioni future è che, senza questa presa di coscienza, senza combattere per i tasselli mancanti, possano finire con l’autorelegarsi nuovamente.

Non basta crearsi le opportunità, bisogna essere in grado di coglierle.

In fondo questa è la stessa ragione per la quale scrivo questo documento, per la quale ho deciso di candidarmi.

Non voglio che mia figlia abbia meno opportunità di quelle che ho avuto io, che sono state di più di quelle che ha avuto mia madre, che a sua volta ne ha avute di più delle mie nonne.

Ma questo processo di crescita, lo sapete meglio di me, non è automatico e non ci è stato regalato.

Temo che, dimenticandocene, torneremmo indietro e io, come tutte noi, mi sentirei terribilmente responsabile.

A soli 22 anni ho avuto una grande opportunità ed è per dovere verso me stessa e la mia generazione che  ho trovato il coraggio di coglierla, di buttarmi in questa sfida.

OBIETTIVI

Creare un luogo aperto, accogliente, di tutte, dove ogni donna possa dire la propria a prescindere da età e/o percorso di vita/politico e da cui emergano battaglie politiche concrete da portare nei vari livelli di governo volte all’affermazione della parità reale tra i generi.

Non possiamo prescindere dalle sinergie esperienziali e generazionali.

Porto avanti la mia attività politica sul territorio con tante ragazze che hanno una grande voglia di cambiare le cose, di mettersi in gioco.  

Anche loro sentivano il bisogno di uno spazio di autonomia, così abbiamo provato ad entrare in contatto con la Conferenza delle Donne Democratiche ma non è semplice far incontrare mondi così diversi e pian piano si sono allontanate, creandosi uno spazio alternativo.

Frequentando e vivendo entrambi i luoghi, il loro e il mio, mi accorgo per  di quanto l’uno sia fondamentale e indispensabile per la crescita dell’altro e per avere una prospettiva più ampia possibile.

Noi ragazze abbiamo bisogno di guide, di formatrici, di persone che ci suggeriscano quale strada non ha funzionato così che possiamo intraprenderne un’altra, mettendo come contributo l’energia e le idee.

Non creare una sommatoria di questi mondi credo sia un terribile spreco.

Un altro mondo da includere è quello delle donne che non si sono mai accostate al mondo della politica né sono interessate a farlo a 360 gradi, ma sentono la necessità di parlare della loro posizione come donne nella società, contribuendo al nostro progetto con le loro esperienze.

Queste non solo devono trovare nella Conferenza un luogo aperto, ma anche fluido, in cui poter entrare, dare un’idea, lavorare per realizzarla e poi ritornare magari all’idea successiva.

Per rendere ci  possibile ovviamente dobbiamo creare un luogo accogliente e confortevole.

Non basta una Coordinatrice, serve la volontà di tutte noi.  

Siamo la parte migliore della società e dobbiamo essere un esempio, un traino.

Dobbiamo credere le une nelle altre e lavorare per la buona riuscita di ogni progetto e proposta che emergerà nel nostro lavoro, mettendo in rete le buone pratiche delle nostre amministratrici, facendoci ispirare dalle ragazze più giovani e allo stesso tempo imparando da chi ha combattuto per la parità prima.  

Raggiungere questo obiettivo non pu  prescindere da un format che ci metta sullo stesso pieno e favorisca un confronto schietto, diretto.

metodo di lavoro

Con queste premesse di solidarietà e fiducia nelle capacità reciproche avremo poi bisogno di rinnovare l’organizzazione dell’Assemblea.

Ritrovarsi in una sala discutendo frontalmente di temi connessi ma non tenuti insieme da un filo comune, pu  ispirare riflessioni e progetti, ma se non troviamo il modo di tenerli insieme, coltivarli e farli crescere, sarà stato per la maggior parte tempo perso.

  1. Gruppi di lavoro:

Per questo propongo di organizzare il nostro lavoro in tavoli tematici, che non siano per  scelti da una o poche persone ma che siano votati.  Le nostre priorità, dobbiamo deciderle insieme.

Dobbiamo partire dai temi su cui abbiamo voglia di lavorare.

La politica è passione e, per quanto vada presa sul serio, dobbiamo tornare a divertirci nel farla, altrimenti non riusciremo mai a ritrovare l’entusiasmo che in questi tempi difficile è normale che sia scemato in molte.

Solo con la partecipazione e il coinvolgimento di tutte dall’inizio, potremmo ottenere buoni risultati.

Per questo nel nostro programma troverete alcuni temi e punti di vista, ma le priorità vorrei che le decidessimo insieme.  

Ogni tavolo di lavoro sarà poi guidato da una referente e deciderà in autonomia su che cosa e come lavorare nello specifico della tematica scelta.

  1. Più occasioni di confronto libero:

Un altro aspetto che ritengo importante è quello del confronto libero.

Dobbiamo imparare a fare squadra, a conoscerci meglio, a confrontarci senza giudizi e rigidità su quello che pensiamo e sentiamo.

Mi piacerebbe organizzare periodicamente delle tavole rotonde di discussione libera, in cui ognuna possa portare un tema su cui vuole sentire l’opinione delle altre, ma possa anche parlare di una situazione che l’ha fatta sentire a disagio e che sente la necessità di condividere.

Molto spesso si sente dire che la violenza di genere è la punta dell’iceberg, ma cosa c’è sotto questo iceberg? Quali sono tutti i piccoli comportamenti quotidiani che ci fanno sentire da meno? Come possiamo scardinare queste dinamiche di cui a volte purtroppo non ci rendiamo neanche più conto?

Non credo che le risposte a queste domande possiamo ritrovarle nei ruoli dirigenziali.  La mancanza di questi è uno dei tantissimi sintomi, ma non è soluzione, è un palliativo, non la cura.

Questo non vuol dire che non sia giusto reclamarli, ma che non possiamo fermarci a questo.

L’obiettivo deve essere arrivare al giorno in cui reclamarli non sarà più necessario. Il brainstorming tra donne di età e percorsi diversi credo sia molto efficace per fare emergere tutto questo sommerso, analizzarlo e tradurlo in battaglie politiche che i tavoli di lavoro potranno rendere concrete.

  1. Gruppo comunicazione, eventi, contatti con le associazioni.

Per proiettare la Conferenza verso l’esterno, aprirla e coinvolgere sempre più donne dobbiamo farla conoscere. Purtroppo, neanche molte delle iscritte non partecipano e

non sanno dell’esistenza di questo organo.  Non basta un gruppo chiuso su Facebook o un chat whattsapp.

Propongo di creare un gruppo di lavoro:

 

  • Di comunicazione: formato da chi tra di noi ha delle competenze mirate, che si occupi di diffondere le nostre iniziative, farci conoscere e animare la discussione e il dibattito in un modo che sia fruibile da più donne possibili su piattaforme aperte.
  • Di organizzazione eventi: composto da persone che si mettano a disposizione per trovare le sedi, gli sponsor e curare ogni aspetto pratico di eventi volti a far conoscere sui territori cittadini e provinciali i contenuti e le proposte della nostra Conferenza, sensibilizzare sui nostri temi e realizzare conferenze di formazione. Questi due gruppi dovranno impegnarsi anche a raggiungere sia comunicativamente che coinvolgendo negli eventi le associazioni e le realtà nate con gli stessi obiettivi.

 

AMBITI DI INTERVENTO

Il filo rosso che unisce questi temi è lo stesso della considerazione iniziale di questo documento:

se le esigenze delle donne sono premessa e parte delle esigenze stesse della società, i temi stessi che andremo a trattare saranno ordinati per l’importanza che rivestono nel mondo di oggi, iniziando, prima di tutto, dal lavoro. E’ proprio l’autonomia economica dell’individuo che, da un lato, porta ad una maggiore serenità, e dall’altro, consente alle donne di liberarsi da schemi patriarcali che spesso le tengono prigioniere.

Dal lavoro ci sposteremo conseguentemente all’educazione e alla formazione, che da un lato influenza la scelta delle materie di studio e quindi della carriera, con un focus particolare su scienza  tecnologia, medicina e quindi salute di genere, settori in cui vi è forte carenza di donne, dall’altro è il punto di partenza per formare generazioni consapevoli e rispettose. Per quest’ultimo ci sposteremo a parlare di educazione all’affettività e di come questa pu  contribuire sia nei rapporti tra singoli che per sconfiggere fenomeni quali quello della prostituzione e della violenza.

Infine analizzeremo come fenomeni esterni al mondo della scuola possano contribuire a generare disparità, parlando dunque di commercio (pink tax, tampon tax) e dell’immagine della donna nel mondo dello spettacolo, della pubblicità, delle istituzioni.

LAVORO

Premessa

Uno degli ambiti in cui le donne risultano ancora fortemente svantaggiate è sicuramente quello del mercato del lavoro, non solo per la presenza di una diffusa segregazione occupazionale orizzontale ma anche e soprattutto per quella verticale, ovvero l’impossibilità per le donne di accedere alle posizioni apicali in azienda, e per la presenza della disparità salariale.

Una delle principali cause di discriminazione nei confronti delle donne nelle aziende è sicuramente il retaggio culturale che le vede ancorate al ruolo di madri e mogli e l’impossibilità di fatto di conciliare il lavoro e la famiglia.  

Per questo credo che la Conferenza delle Donne debba concentrarsi su questo ambito sviluppando e portando all’attenzione del Partito Democratico le proposte che seguono.

PROPOSTE

LAVORO AGILE O SMARTWORKING

Il lavoro agile è la possibilità di lavorare in alcuni giorni da casa oppure da altri luoghi al di fuori dell’ufficio. E’ un importante strumento, sempre più utilizzato dalle multinazionali, che per  fatica a prendere piede nelle piccole-medie imprese. Ecco perché è necessario incentivare le nostre aziende ad adottare il modello del Lavoro Agile introducendo sgravi fiscali e agevolazioni.

INCENTIVARE IL CONGEDO DI PATERNITA’

Campagne di informazione e sensibilizzazione per spiegare l’importanza di usufruire del congedo di paternità, che nonostante sia previsto per legge non viene richiesto a causa del retaggio culturale che risiede nella nostra società, coinvolgendo anche i datori di lavoro e gli uffici delle risorse umane per spingere i propri dipendenti a farne richiesta.

CORSI DI EMPOWERMENT PER LE DONNE

Come già accennato, la carriera professionale delle donne resta ancora fortemente influenzata da pregiudizi e, nel mercato del lavoro si riscontra la presenza di un’impenetrabile Soffitto di Cristallo che impedisce alle donne di raggiungere le posizioni più elevate in azienda (nonostante i dati suggeriscano che le donne laureate abbiano superato di gran lunga i laureati maschi e nonostante si laureino prima e con voti migliori). La legge Golfo-Mosca, che prevede il 30% di quote di genere nei Consigli di Amministrazione di aziende quotate e a partecipazione statale, non basta. Servono anche politiche che aiutino le donne ad aumentare la consapevolezza in loro stesse affiancandole al meglio nella gestione dell’attività lavorativa e di cura (laddove presente).

RIPENSARE AL RUOLO DEI BABYSITTER

Promuovere a livello istituzionale la creazione di un database cn l’elenco di Baby Sitter professioniste/i, che possano quindi garantire fiducia e l’assistenza necessaria alle famiglie. Le/i Baby sitter lavorano o a casa loro o presso le case delle famiglie oppure aiutano nel tragitto scuola-casa e danno supporto nel momento di ritorno dal lavoro dei genitori, sono figure importanti per le famiglie ecco perché sarebbe necessario contemplare voucher e sgravi fiscali per chi le assume.

 


EDUCAZIONE E FORMAZIONE

Premessa

Le rappresentazioni di genere si collocano all’interno della categoria dei fenomeni sociali che danno forma alla nostra percezione della realtà.

Nello specifico sono fortemente collegate all’incidenza della violenza di genere, come viene messo in luce da tutte le convenzioni internazionali messe in atto per contrastarla (dalla Cedaw del 1979 alla Convenzione di Istanbul del 2011), visto che una visione stereotipata dei generi, nonché l’attribuzione rigida di ruoli complementari e gerarchici, corrisponde ancora oggi a una svalutazione del femminile. Inoltre, stereotipi e violenza di genere si servono di tessuti di significato simili ( Sveva Magaraggia).

Recenti studi pubblicati dalla rivista Science hanno rilevato che le bambine di sei anni hanno meno fiducia in se stesse e nella propria intelligenza rispetto ai coetanei maschi. Questi studi ci danno indicatori sul momento in cui gli stereotipi di genere si insinuano nella mente dei bambini: percependosi come meno dotate, è probabile che le bambine autolimitino le proprie aspirazioni e, di conseguenza, riducano le proprie possibilità di fare carriera una volta adulte.

A partire da queste premesse, vorremmo orientare gli interventi che proponiamo sul versante educativo-scolastico, concentrandoci proprio sui bambini in età scolare.  

PROPOSTE

SCUOLA

Promozione di bandi rivolti a operatori sociali (educatori, psicologi, ricercatori) per progetti di formazione delle insegnanti sul tema della genesi degli stereotipi di genere nei contesti educativi e nella vita quotidiana, con la finalità di orientare le pratiche educative, le aspettative, il linguaggio. Parte integrante di questo percorso dovrà essere il monitoraggio costante dell’andamento del progetto attraverso focus group che coinvolgano operatori e beneficiari (le insegnanti) e questionari di gradimento rivolti al target. Infine, al completamento del/degli anno/i scolastico/i in cui verranno attuati questi progetti, verrà stilata un’analisi dei dati relativi a fattori presi in esame per valutare il cambiamento degli atteggiamenti nei bambini.

SPORT

un altro versante su cui lavorare riguarda lo sport, altro ambito fondamentale in cui si formano i bambini.  La loro fisicità e le loro potenzialità fisiche non sono ancora troppo differenziate a seconda del sesso in queste età. Ci si ci pone l’obbiettivo di combattere i preconcetti sui generi lavorando anche su delle attività sportive sessotipizzate (a cui spesso si attribuisce una causa biologica nella differenza di potenzialità fisica). A questo fine ci impegniamo a promuovere eventi con le società sportive territoriali in cui far sperimentare ai bambini sport che comunemente sono ritenuti più adatti all’altro genere (ad esempio ginnastica artistica per i maschi e calcio per le ragazze) mostrando loro il divertimento e la gratificazione che possono ottenere praticando sport che magari non erano mai stati loro proposti a causa del preconcetti esistenti sugli sport “da maschi” e “da femmine”.

LA SCIENZA È DONNA

Premessa

Un ambito dell’educazione e della cultura che risente più tra tutti dei pregiudizi è la scienza.  

Da una ricerca IPSOS, emerge infatti un dato sconfortante: mentre i maschi sono automaticamente orientati verso discipline tecnico-scientifiche come ingegneria o medicina, le femmine si vedono insegnanti, veterinarie o avvocate. Sembrerebbe dunque che la competenza sia legata al sesso, e che la scelta dell’università sia, inconsciamente, condizionata. Le materie scientifiche non dovrebbero essere ad appannaggio di maschi o di femmine ma dovrebbero essere scelte da chiunque si senta più predisposta/o a perseguirle.  

Entro dieci o vent’anni il 65% dei bambini che quest’anno inizia il proprio percorso di studi farà un lavoro che oggi ancora non esiste. Questi nuovi mestieri, che ancora non conosciamo, nasceranno tutti dalla scienza e dall’innovazione.  

La politica ha, quindi, la responsabilità di elaborare un modello di diffusione di informazioni e un programma di Science&Technology Advocacy alle giovani donne per prevenire il rischio della loro esclusione da un mondo sempre più tecnologico.

PROPOSTE

Il coordinamento delle donne democratiche deve contribuire concretamente nel rendere più fluido il processo di avvicinamento delle ragazze e giovani donne alla scienza, collaborando con le amministrazioni e i comuni metropolitani, per:

  1. Incontri specifici direttamente nelle scuole con scienziate, ricercatrici e manager che lavorano in ambito scientifico
  2. Durante eventi importanti come Stem in the City, Book City, MEETmeTonight, ecc. organizzare degli stand e conferenze per le ragazze su tematiche scientifiche e per illustrare le diverse opportunità che offre il mondo tecnicoscientifico
  3. Tramite associazioni già esistenti che organizzano degli Hackathon e con esperti di aziende informatiche importanti, promuovere degli “HackDem for Young Women” nei weekend o durante le vacanze per facilitare il percorso verso un mondo sempre più tecnologico
  4. Creare, a livello metropolitano, un albo di donne che lavorano in questo ambito per facilitare l’individuazione di persone da coinvolgere per i vari incontri, eventi, per scrivere paper da presentare in conferenze e da pubblicare.

SALUTE DI GENERE

Premessa

Per molto tempo il diritto alla salute e le politiche sanitarie sono state indifferenziate, disegnate cioè su un solo genere, quello maschile.

Ma gli uomini e le donne hanno corpi e menti differenti , e reagiscono in modo differente alle malattie e alle cure: per questo oggi parliamo di salute di genere, cosa diversa da medicina o salute delle donne, ma salute e medicina rispettose delle differenze fra uomini e donne.

Gli stereotipi da combattere sono tanti.

Per esempio si pensa che le patologie cardiovascolari siano una prerogativa degli uomini, ma studi e statistiche affermano che l’infarto è la prima causa di morte per le donne; oppure si crede che l’osteoporosi sia prettamente femminile, ma oggi sappiamo che colpisce n modo considerevole anche gli uomini.

Tutto ci  ha ripercussioni pratiche molto pesanti, basti pensare ai trial clinici dei medicinali, che per molto tempo sono stati effettuati su pazienti maschi, e conseguentemente i farmaci sono stati validati sulla base di risultati derivati dal mondo maschile: l’esempio dei farmaci contro le malattie del cuore e della circolazione ne è l’esempio. Di recente la tendenza ha iniziato ad invertirsi e  finalmente abbiamo farmaci rispettosi anche dei corpi femminili.

Si sa che le donne vivono più a lungo degli uomini, anche se la forbice va progressivamente restringendosi. Viviamo più a lungo ma con molti più malanni dei maschi, soprattutto nell’ultima parte della vita. Siamo più soggette alle forme depressive, e usiamo molti più medicinali degli uomini.

Come è noto le donne curano maggiormente gli altri di se stesse.  

Per molto tempo la nostra salute è stata legata agli aspetti della riproduzione, come unico ambito specifico, ma anche in questo campo rischiamo di tornare indietro perché è ancora molto complicato accedere alla procreazione medicalmente assistita in molte regioni, perché la consapevolezza della proria sessualità per le giovani non è adeguatamente incentivata, perché la contraccezione suscita ancora molta DIFFIDENZQ

diffidenza, e i rischi non solo di maternità indesiderate, ma soprattutto di malattie sessualmente trasmissibili sono una spada di Damocle sulla nostra libertà nella sessualità.  

Parlare di medicina di genere oggi ci consente di allargare in modo totale il campo d’azione sulla nostra salute e di lavorare non solo sulla riparazione dalle malattie, ma anche e soprattutto sulle strategie di prevenzione.

PROPOSTE

E’ ora che avviamo un serio lavoro sugli stili di vita, per combattere tutti i fattori di rischio per la nostra esistenza: fumo, alcool, poco movimento, alimentazione scorretta e sovrappeso sono elementi che in età giovanile non consideriamo, ma che pagheremo negli anni, in particolare dalla menopausa.

Oggi le donne vogliono sentirsi ed essere belle, hanno maggiore autostima, faticano in Italia a scegliere la maternità, anche per quei determinanti sociali della salute che rendono difficoltose le scelte: lavoro, condizioni economiche, infrastrutture sociali che mancano, l’essere migranti, etc…

Dunque la salute di genere per essere tale deve coniugarsi alla libertà e alla responsabilità delle donne, nella maternità e non solo. Gli attacchi continui alla legge 194 ci preoccupano, e combatteremo per sconfiggere chi vorrebbe farci tornare all’aborto clandestino!

Per questo penso che il nostro compito come donne della politica debba essere anche quello di combattere tutte quelle disuguaglianze nella salute che oggi sono di ostacolo al pieno dispiegamento del diritto ad una vita lunga, in salute e dignità, per tutte e per tutti.

E per tutte le fasi della vita, a partire dalla prima infanzia. Perché giovani si è per una parte della vita, donne si è per sempre.

SESSUALITÀ

Premesse  

Negli ultimi tempi ci stiamo confrontando con generazioni di giovani uomini e giovani donne che, a scapito del galoppante progresso tecnologico, vivono una vero e proprio regresso sessuale.

La maturazione biologica che si accompagna a quella mentale è completamente incentrata sul mondo del porno dove soprattutto i giovani maschi imparano ben poco di se stessi, degli altri, dell’ affetto e del piacere. Completamente soggiogati da un marketing pornografico che punta solo al profitto, crescono poco consapevoli e soprattutto, poco soddisfatti e felici.

L’industria del porno inoltre alimenta modelli fasulli, irraggiungibili, irrealistici e spesso dannosi creando un confronto tra virtuale e reale che atterrisce l’autostima e l’amore di sè, indispensabile per poter poi amare anche gli altri.  

Tutto ci  acuisce sempre più il rapporto tra sessi invece di far trovare agli stessi un sereno incontro nel naturale momento sessuale. Ma le distorsioni sessuali nella sfera sociale passano anche da una sempre più deresponsabilizzata ed iperprotettiva educazione da parte dei genitori.  

Una vera e propria emergenza storica che inficia soprattutto la crescita dei maschi, che risultano essere più succubi che mai della figura materna e più abbandonati che mai dalla figura paterna, sviluppando poi un rapporto difficile con le donne.

Inoltre, se parliamo di sessualità e affettività, è doveroso parlare di prostituzione.  

Un tema che ultimamente abbonda sulla bocca degli stolti come Salvini, i quali forse hanno poco compreso la gravità di ci  che accade in questo Paese. I quali forse hanno poco compreso l’effetto diseducativo del “sesso a pagamento” in un paese cosi poco sessualmente istruito.  

Tratta delle schiave, massicci episodi di violenza, sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali che si spartiscono le strade dei nostri comuni, stupro, ricatto…questo è il mondo delle prostitute oggi in Italia (o quantomeno del 95% di esse), il mondo delle donne sfruttate, le donne di cui il centro-sinistra ha il dovere di occuparsi.  

PROPOSTE

EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ

Incentivare e promuovere un percorso di educazione sessuale che sia continuativo duranti gli anni degli studi. Non è sufficiente un’ora al liceo di educazione sessuale sulle malattie sessualmente trasmissibili. L’educazione all’affettività e al rispetto dell’altra è un percorso che deve essere maggiormente sostenuto dalle istituzioni ed effettuato in più fasi del percorso di crescita.

Ci concentriamo perci  su un rinnovamento completo e radicale dell’educazione sessuale, con un massiccio aumento di ore e centralità  in tutte le scuole. Educazione sessuale che dovrebbe assolutamente partire da lezioni sulla pornografia, un vademecum che aiuti i giovani a comprendere criticamente un’industria potentissima, invece di subirla passivamente.

 

OPPOSIZIONE ALLE CASE CHIUSE

Proponiamo infine un’estrema opposizione alla riapertura delle case chiuse voluta da Salvini e dal suo partito maschilista e misogino. Le case chiuse porterebbero a una legalizzazione di coloro che per la maggior parte in Italia sono sfruttatori. E’ necessario invece incentivare le unità di strada volte al recupero delle ragazze costrette a prostituirsi e un grosso investimento culturale perché, come si dice spesso quando si affronta questo tema, non ci sarebbe offerta se non ci fosse domanda.

POLITICA E POTERE

Premessa

Nel nostro paese le donne godono formalmente degli stessi diritti politici degli uomini. Eppure la partecipazione femminile alla vita politica è ancora bassa soprattutto per il numero di donne presenti negli organi legislativi ed esecutivi (ad oggi in Parlamento si attesta intorno al 35% ed è ancora molto bassa la presenza di donne nei Consigli Regionali, in alcuni addirittura assente). In altre parole il Potere è ancora esclusivamente una prerogativa maschile. Ma ancora prima di analizzare il numero di donne elette nei Municipi, nei Consigli Comunali e Regionali o in Parlamento basta soffermarsi sul triste numero di donne invitate a parlare in qualità di relatrici ai dibattiti pubblici politici.  

PROPOSTE

BANCA DATI DELLE COMPETENZE DI GENERE

La Banca Dati delle competenze di genere è un progetto al quale hanno iniziato a lavoro un gruppo di donne alcuni fa e che credo debba esser portato avanti e rilanciato. Che cos’è? E’ un archivio dei talenti femminili della città Metropolitana di Milano che dovrà diventare una Piattaforma online di incontro fra le competenze delle donne e la politica. Lo scopo è quello di rendere visibili le donne che aderiscono al progetto attraverso una mappatura delle loro competenze e della loro disponibilità a partecipare ai dibattiti politici. Costruire una tale banca dati significa, da un lato, rafforzare la rete di conoscenza fra noi donne, e dall’altro, contrastare l’affermazione secondo cui le donne non ci sono e/o non sono disponibili a partecipare ai dibattiti pubblici. Valorizzare le donne all’interno del partito significa aiutarle anche a ricoprire ruoli di leadership, significa aiutarle a essere conosciute e candidate nelle Istituzioni, ma non solo, significa anche aiutarle a candidarsi a ruoli di guida nei Circoli del Partito, nelle Segreterie Metropolitane, Regionali e Nazionali dove purtroppo le donne sono poche o del tutto assenti.

BILANCIO DI GENERE

Con il termine bilancio di genere, o gender budgeting, si intende il documento di bilancio che analizza e valuta in ottica di genere le scelte politiche e gli impegni economicifinanziari di un’amministrazione.   

Leggere i bilanci degli enti pubblici in chiave di genere è dunque un importante strumento di mainstreaming che consente di analizzare e contribuire a ridurre le disuguaglianze di genere attraverso un esercizio di trasparenza, democrazia e rendicontazione della gestione e distribuzione delle risorse pubbliche, a vantaggio dell’intera collettività. In tal modo, gli amministratori possono essere maggiormente consapevoli delle conseguenze su donne e uomini del loro agire, per poter condurre una azione politica non solo più equa, ma anche più efficace ed efficiente.

commercio

Premessa

Essere donna, costa caro, anche in termini di soldi.  

Gli stessi prodotti, se indirizzati a consumatrici  e non a consumatori, costano di più.

Si chiama Pink Tax, tassa rosa. Deodoranti, rasoi, shampi, saponi e bagnoschiuma. Secondo una ricerca svolta in Inghilterra, basta che questi prodotti abbiano una confezione “femminile” per costare il doppio rispetto alla versione “maschile”. Persino le penne. Le penne per scrivere. Le Bic “per lei” costano 2,99 sterline, una in più di quelle normali.

Ci sono prodotti la cui versione maschile è impossibile e quindi non possiamo risolvere il problema acquistandola: assorbenti e pillola anticoncezionale, per esempio. Secondo la legge italiana, gli assorbenti sono tassati con IVA al 22% perché considerati beni di lusso, quindi non indispensabili. Di lusso? I rasoi da barba da uomo, che sono invece al 4% perché rientrano nella categoria delle agevolazioni aliquota sull’IVA come beni di prima necessità. Quindi, farsi la barba è una prima necessità, evitare di andare in giro sanguinando invece è un lusso.  

PROPOSTE

Dobbiamo ritornare a parlare di questo tema, da un lato informando le donne perché la maggior parte di noi non si accorge della differenza sui prodotti, dall’altro facendo campagne di opposizione alle Aziende che mettono prodotti sul mercato assecondando queste assurde e ingiuste politiche di produzione.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Premessa

Siamo arrivate in fondo a questo documento programmatico, siamo arrivate alla punta dell’iceberg: la violenza contro le donne è una vera e propria piaga della nostra società, non la mettiamo per ultima casualmente, e di certo, neanche per importanza, ma perchè sappiamo e siamo convinte che sia una conseguenza di tutti gli stereotipi e mancanze culturali dei punti sovraesposti.

I dati  

Un anno fa, nel  settembre 2017, il dato era di:

3 milioni e 466 mila donne che in Italia negli ultimi 5 anni hanno dichiarato di aver subito stalking

Una donna uccisa ogni tre giorni nel 2017

1.740 donne uccise negli ultimi 10 anni, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Nel primo semestre del 2018 il Telefono Rosa ha registrato 4 mila 664 telefonate, il 53% in più dell’anno precedente.

PROPOSTE

CORSI DI SENSIBILIZZAZIONE NELLE SCUOLE PER PREVENIRE LA VIOLENZA DI GENERE

A Milano e in tanti Comuni già da tempo ci sono realtà che lavorano con le scuole implementando corsi di sensibilizzazione agli studenti per prevenire la violenza di genere. Un processo culturale di consapevolezza sulla prepotenza, la sopraffazione e la diseguaglianza poiché l’educazione sentimentale aiuta a prevenire le violenza da adulti.

L’obiettivo che la Conferenza deve avere è sollecitare le Amministrazioni che ancora non prevedono programmi nelle scuole legati alla prevenzione, con l’aiuto delle realtà e delle associazioni dei relativi territori.

MANIFESTAZIONI VOLTE ALLA PROMULGAZIONE DEL MATERIALE INFORMATIVO DELLA RETE ANTI VIOLENZA

A febbraio dell’anno scorso, come PD metropolitano, abbiamo organizzato una manifestazione in cui abbiamo distribuito circa 4.000 volantini in tutta la città.  

Moltissime donne che si trovano in una situazione di violenza o che hanno un’amica/ conoscente non conoscono il numero di emergenza né i Centri a cui potersi rivolgere, per questa ragione è importante occuparsi come Conferenza della divulgazione del materiale informativo della rete antiviolenza e del numero di emergenza.

SOSTEGNO AL TRATTAMENTO DEI MALTRATTANTI

La recidiva per i reati di violenza sessuale è molto alta sia nei confronti della stessa donna sia di un’altra in relazioni successive. Circa 8 uomini su 10 rischiano di tornare a commettere lo stesso reato.

Sono state introdotte in Italia alcune esperienze di trattamento per uomini maltrattanti prima, durante e dopo la carcerazione.

Solo un esempio è la rete nazionale per relazioni libere dalla violenza (RELIBE) che unisce più di 20 centri che si occupano del trattamento degli uomini violenti.

 


Un esempio sul nostro territorio è il CIPM a Milano che con i suoi percorsi di trattamento per i sex offenders reclusi a Bollate ha ottenuto una notevolissima diminuzione delle recidive (su 250 casi trattati in 10 anni solo 7 recidive).

L’obiettivo del trattamento è insegnare agli uomini maltrattanti a gestire l’aggressività, abbandonare comportamenti violenti.

Come scrisse Beccaria “la permanenza in carcere deve essere lo stimolo e l’occasione per la riabilitazione”.

E’ ovvio che il trattamento debba andare di pari passo con misure cautelari che impongano al maltrattante il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima e l’ordine di allontanamento dal domicilio della coppia.

E’ importante ricordare che gli uomini che mettono in atto comportamenti violenti in relazioni di intimità sono uomini sotto molti altri aspetti normali, uomini che hanno problemi di mancanza di rispetto e di svalutazione della parte.  

Il programma di trattamento si basa sull’assunzione di responsabilità da parte dell’uomo del crimine commesso sulla base di un contratto simbolico sostenuto con l’equipe, si cerca di far superare al maltrattante le distorsioni dietro le quali si trincera per dimostrare che la sua condotta è “normale”.

L’obiettivo della Conferenza dovrà essere quello di garantire il massimo del finanziamento alle reti dei centri antiviolenza.

Si devono trovare fondi dal capitolo della giustizia e della sanità per il trattamento dei maltrattanti e dei violentatori, senza prenderli dal dipartimento per le pari opportunità che sono già insufficienti.

LEGGE 194

Premessa

La 194 è una legge perennemente sotto attaccato dalle forze politiche di destra e, inoltre, la sua applicazione è ancora lontana.

Eppure i dati parlano chiaro. L’approvazione di questa legge ha comportato una forte diminuzione del numero delle interruzioni di gravidanza volontarie, a dimostrazione del fatto che la 194 è una buona legge.

Questi numeri, per , potrebbero essere di gran lunga inferiori se non ci fosse stato in questi ultimi anni un progressivo smantellamento dei consultori, con la conseguenza che le più giovani generazioni e le donne straniere, si trovano private di quei preziosi strumenti di educazione e di informazione che hanno evitato a tante donne di dover ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza.

Non a caso la percentuale di abortività delle donne straniere è del 34%, una percentuale tre volte maggiore di quelle italiane, in generale, e di quattro volte per le più giovani Questi dati dovrebbero far riflettere chi ancora vi si oppone con forza.

Eppure, ci sono ancora moltissimi comuni e addirittura province, in cui non vi sono medici abortisti e, di conseguenza, tante donne faticano ad ottenere ci  che per legge gli è dovuto.

Il numero dei medici obiettori supera il 70% e ci  fa sì che i medici abortisti passino la loro carriera a effettuare l’Igv, sostenendo turni estenuanti.

Di conseguenza anche i medici che non vorrebbero definirsi obiettori, finiscono con il farlo, per evitare di passare la loro carriera a effettuare aborti.  

Un circolo vizioso che abbiamo il dovere di tentare con tutte le nostre forze a spezzare.

La strada non è impedire l’obiezione, ma far sì che definirsi non obiettori non comporti una condanna alla carriera personale dei medici, rendendo fruibile da tutte questo servizio.

PROPOSTE

RIORGANIZZAZIONE IN GIORNATE DETERMINATE DEI MEDICI NON OBIETTORI

Formulare una proposta, con l’aiuto delle tantissime donne che da anni si spendono su questo tema,  di riorganizzazione dei medici non obiettori dei nostri territori.

Se in determinate giornate tutti i medici non obiettori si recassero e venissero riorganizzati tra i vari Comuni in cui questo servizio non è garantito, da un lato, i non abortisti effettuerebbero l’Igv solo in quei determinati giorni, dall’altro, le donne che vogliono interrompere la gravidanza non sarebbero più costrette ad affrontare assurdi e difficoltosi spostamenti da una Provincia all’altra, o peggio, da una Regione all’altra prima di riuscire ad abortire.

CONTINUARE LA LOTTA PER LA DIFESA DELLA 194

Non dobbiamo arrenderci e tornare indietro.

Dovremo continuare a promuovere sui nostri territori conferenze e incontri di spiegazione dell’utilità di questa legge, dei suoi effetti positivi e della sua importanza per la nostra autodeterminazione.

Inoltre dovremo organizzare risposte di protesta pronte ed efficaci ogni qualvolta emergerà un attacco alla legge stessa.

Infine continuare a sostenere i consultori nel loro lavoro di prevenzione e di cura.

LINGUAGGIO

Premessa

Spesso si relega la discussione relativa al sessismo a livello linguistico come secondaria, e non abbiamo dubbi che sia un errore, in quanto è stato ormai riconosciuto che il nostro modo di parlare ha un’influenza sul nostro modo di pensare e viceversa, e di conseguenza nel nostro modo di costruire e di percepire la società I punti su cui ci siamo concentrate e che vorremmo portare all’evidenza sono tre (ovviamente non esaustivi):

  • Il femminile nella lingua italiana
  • Le pubblicità sessiste
  • L’Hate Speech (in questo caso principalmente quello con insulti rivolti alle donne)

Rispetto al passato le cose sono migliorate, si è meno riluttanti nel declinare i ruoli e professioni al femminile, anche se ancora rimane una piccola dose di scherno nel loro utilizzo. La società è sempre in costante evoluzione ed è necessario che il linguaggio, dato che ne è lo specchio, si evolva anch’esso. Siamo sempre stati dominati da una visione del mondo che vedeva l’uomo come polo dominante e perci  legittimato a diventare simbolo dell’universale e del neutro, vedi utilizzo del maschile inclusivo, e la donna invece come emblema del parziale e del particolare.

Crediamo non sia più così, per questo bisogna disancorarsi dagli usi consuetudinari di certe espressioni, denominazioni e avere il coraggio di dire che devono essere cambiati.

PROPOSTE

ATTENZIONE AL LINGUAGGIO NELLE SCUOLE PROMUOVENDO LA DISTRIBUZIONE DI VADEMECUM AGLI INSEGNANTI SUGLI ERRORI PIU’ COMUNI

Allo stesso modo è fondamentale cominciare sin dall’infanzia, nell’educazione a cambiare il tipo di linguaggio con cui ci relazioniamo con i bambini per evitare che vengano sottoposti a stereotipi e polarizzazione di ruoli. Sembrano banalità, ma spesso è questo darle per scontato che ci porta a non individuare immediatamente cosa c’è dietro a un racconto, una favola che apparentemente paiono innocue e invece nascondono un modello di società antiquato e patriarcale che cerchiamo di contrastare. I rischi sono sempre in agguato, per questo è importante rimanere all’erta.

Potremmo distribuire materiale informativo sul tema agli insegnanti, in cui evidenziamo gli errori più comuni ma significativi.  

Inoltre potremmo promuovere letture “genitore-bambino/a” presso le biblioteche dei nostri Comuni.

 


CONTRASTO ALLE PUBBLICITA’ SESSITE TELEVISIVE O SUL WEB ATTAVERSO LA SEGNALAZIONE A GRUPPI FACEBOOK APPOSITI O ALLO I.A.P.

La battaglia del contrasto all’immagine della “donna oggetto” non pu  certo dirsi vinta. Considerati i tempi in cui viviamo non dobbiamo tenere in considerazione solo la pubblicità televisiva, sebbene sia più pervasiva e capillare, ma anche quella del web. È necessario contrastare le pubblicità che danno un’idea della donna stereotipata, che utilizzano il corpo della donna prettamente a fini commerciali con il solo scopo di trasformare l’impulso sessuale in impulso all’acquisto.

Non è essere bigotte, è semplicemente voler essere rispettate e considerate alla pari, anche perché in Italia, rispetto agli altri paesi europei, è più accentuato questo utilizzo del corpo della donna a scopi pubblicitari.

A questo fine si sono attivati gruppi Facebook per la segnalazione congiunta di queste inserzioni ed è possibile fare una segnalazione anche allo IAP, l’istituto per l’autodisciplina pubblicitaria. Spesso questo tipo di accorgimento permette di far ritirare la campagna pubblicitaria e di rendere l’azienda più consapevole per il futuro.

È al web che si ricollega maggiormente il fenomeno dell’hate speech. Spesso le persone si sentono al sicuro dietro ai loro schermi e pensano di poter dire qualsiasi malvagità rimanendo impunite, non rendendosi conto del peso che possono avere le parole, come ben sappiamo anche dai vari fenomeni di cyberbullismo. Questo utilizzo del linguaggio poco consono, per usare un eufemismo, è spesso utilizzato nei programmi televisivi, e per questo ormai sdoganato a tutti i livelli, purtroppo per  quando si fa questo tipo di osservazioni il rischio è quello di essere tacciati di

“moralisti” o come nemici della libertà di espressione. Uno degli obiettivi è contrastare questo tipo di narrazione.

È importante incominciare a porre questi problemi e non dimenticarceli pensando che sia più giusto dare priorità ad altro, non è possibile fare una gerarchia perché le questioni sono inanellate. Il passo successivo è quello di riunire le persone sensibili a questi argomenti che avranno come obiettivo quello di elaborare delle strategie, eventualmente cercando di coinvolgere altri attori, per capire come contrastare questo fenomeno.  

Un’altra possibilità può  essere quella di elaborare un piccolo opuscolo o materiale video da far girare per aumentare la sensibilizzazione delle persone su questo punto.

Che ne pensi?