Io sono ancora Charlie


Ancora una volta Charlie Hebdo ci va giù pesante. Dopo «Séisme à l’italienne» (“Terremoto italiano”, o “terremoto all’italiana”), la vignetta sul terremoto che due anni fa sconvolse il Centro Italia, il periodico satirico francese torna alla ribalta con una pungente prima pagina riguardante la strage del Ponte Morandi, crollato a Genova pochi giorni fa. L’immagine “incriminata” mostra, su sfondo giallo, il ponte spezzato in alto a sinistra, mentre a terra, tra le macerie e un’auto appena precipitata, un immigrato nero che spazza il suolo con una ramazza: «Costruito dagli italiani… pulito dai migranti», questa la didascalia.

La reazione di noi italiani, proprio come successe nell’estate del 2016, non si è fatta attendere. Una folla di utenti indignati si è riversata sui social al grido di «Non si scherza sui morti!», facendo piovere una miriade di insulti sui post dei giornali italiani riportanti la notizia e sugli stessi profili digitali della rivista francese. Molto interessante – tra l’altro – osservare come sulla pagina Instagram “charlie_hebdo_officiel” si alternino dei classici come «Vergognatevi» o il sopracitato «Fate schifo! Non si scherza sui morti!» a commenti contraddittori rispetto ciò verso cui si sta protestando «Ve lo siete meritati l’attentato», «Morite tutti fate schifo, dovreste solo vergognarvi» o più fantasiosi «Un solo grido un solo allarme Hebdo alle fiamme». Ancora più intrigante è andare a vedere i profili di questi cosiddetti “leoni da tastiera”: in buona parte sono le stesse persone che sostengono un Ministro dell’Interno che definisce “pacchia” la vita di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare il proprio Paese per ingiustizie, povertà, corruzione, impossibilità di costruirsi un futuro o conflitti armati (nei quali l’Occidente ha molte responsabilità). E sono vite che spesso non giungono neanche sulle coste italiane, come è successo alle decine di migliaia di persone che dall’inizio dell’anno o sono morte nel Mediterraneo o nel Sahara o nelle carceri libiche a causa delle innumerevoli violenze e torture subite durante il loro inumano viaggio.

La satira è mostrare le contraddizioni della politica e della società per promuoverne il progresso: Charlie Hebdo ha fatto e fa questo, né più né meno. Anche la vignetta uscita ieri in edicola, per quanto al vetriolo, ha questo nobile scopo e non è “espressione di un senso di superiorità tipico dei francesi” come dice Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio regionale del Veneto: il ragazzo nero che pulisce con la ramazza non è quindi un insulto ai morti, ma un mirato attacco al Governo e all’opinione pubblica italiana, che dopo aver pianto per qualche giorno le vittime della strage causata dal crollo del Ponte Morandi spazza via indignazione e responsabilità con la solita questione migratoria.

Il genere della rivista francese può non piacere, nessuno lo sta mettendo in dubbio, ma non per questo si può pretendere che non esista o che non venga praticato. Le libertà di pensiero, di parola e di stampa sono state conquistate con il sangue da chi ci ha preceduti, e noi abbiamo il dovere di difenderle. Non possiamo permettere a nessuno, che sia un terrorista di Al-Qaeda o un indignato del web, di metterle in discussione.

Je suis Charlie, ora e sempre.

 

Elia Ferrandi

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